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campagna art designer contro il fumo

Francesco Menozzi (C)

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Stavo tornando a casa, ero distrutto, avevo guidato sei ore dietro fila senza una pausa. Scendo dalla macchina e mi accorgo che il pischello che abita qui sopra sta dando la festa di compleanno. Entro nel cancelletto mentre vengo assalito da un bambino sui due anni che tiene un fazzoletto sporco di muco e briciole, mi fa “me lo tieni papà”. Arrivo al portone d’ingresso senza farmi notare dalla madre del festeggiato, sono in disparte che mi tengo gli occhiali da sole incollati alla faccia, non faccio che respirare e basta, il resto lo tengo a bada. Vuoi una fetta di torta? Cosa? E’ il compleanno del mio bambino, la vuoi una fetta di torta? No grazie, grazie no. Vengo assalito da bambini che mi tormentano lì davanti alla porta d’ingresso, pop corn per terra e rumore di scoreggia, odore di scoreggia e pannolino gonfio, un inferno quindi. Cerco di mettere il prima possibile la chiave dentro la porta ma  non ci riesco per via di una busta piena di schifezze che copre la serratura…intanto ho seguito con la coda dell’occhio una nonna che si sta alzando e venendo proprio da me, mi punta con quella falcata zoppa ma decisa, di un vecchio senza bastone con le ossa grosse e l’osteoporosi. Son quelle nonne che non hanno un cazzo da fare e hanno avuto un sacco di insoddisfazione con i figli, puntano tutto sui nipoti; quelle nonne che ogni tanto portano il passeggino credendosi le madri, e invece sono solo delle ipocrite che hanno rovinato la vita dei loro figli con la speranza di portare il proprio sogno di morte nel destino di una creatura diversa. Quindi mi raggiunge la signora, mi fisso sulla serratura “è un gran bel compleanno questo! è l’ingresso in società del giovane Eugenio…lo sa che è la sua prima festa di compleanno…quanti bambini avrebbero voluto una festa del genere per i tre anni!” in quel momento giro la testa e con un occhiata rapida fotografo quello scenario di bocche gonfie e muco pendulo. Cerco di mettere a fuoco quei volti così presi dal niente che si stanno dimenando nelle carcasse ridondanti, gridano con un acuto da spaccare bicchieri, giovani padri che indossano scarpe senza lacci, facili da indossare; madri indaffarate nel cercare una sistemazione geometrica di una bibita sul tavolo. In quell’istante cerco di concentrarmi su di un bambino in particolare e mandargli la mia benedizione…Speriamo un giorno tu te ne possa dimenticare… lui mi guarda e senza fare altro scoreggia forte liberandosi del tutto

Demoni


Demoni è una parola che significa sia Genio che come aggettivo MISERIA, POVERTA’. Allora ho pensato a quando ti trovi per strada ed incontri un demone che si è fatto uomo; lo riconosci dall’odore che emana, dalla postura sbevazzata, dagli occhi quasi sempre tristi con una vena tragicomica di vitalità. Quei demoni, i miei in personale stanno tutti al bar o di notte in bicicletta velocissimi gironzolano per le vie del centro, dentro le mura, dentro ad un buco di spazio molto definito nel quale praticano rituali di mantra su due ruote. Spesso vado a incontrarli io, sono io che li cerco e mai loro come nelle storie di Hoffmann o Poe. Sono io che personalmente mischio la mia razza alla loro; e saprei ad occhi chiusi dirvi dove in questo preciso momento si stiano trovando, cosa magari stanno facendo no, è difficilissimo capire quello che un demone sta facendo. Loro si occupano dei ciappini più strani mai esistiti, s’innamorano delle persone che non conosci mai personalmente, hanno bisogno di visite mediche che solitamente non credi esistano. Un demone raramente si frequenta con un altro demone di razza, hanno come una certa gelosia nell’essere padroni di un territorio specifico; se ne guardano bene dall’affrontare un altro demone mentre sta pasturando nel suo territorio, eppure quando questo accade si potrebbe essere grandi spettatori di un incontro come divino che nella maggior parte delle volte finisci a botte e piscio. Così ho pensato al termine del genio, e mi è venuto in mente di quel demone che sta dietro al tempio ed è un leghista che però se gli parli dei comunisti lui non è così sicuro dell’essere un leghista. Dice di avere una figlia e di poter guidare la macchina in situazioni terribili; si dovrebbe ridere e continuare a farlo, eppure ogni volta che ti guarda negli occhi per salutarti, quando lo fa davvero, ti senti come scosso da quel corpicino esile dai capelli lunghi e ricci; senti che quello che ti ha detto è il frutto spietatamente goduto di una libertà particolare, dalla quale conviene scappare, perché gli uomini, che hanno imparato dalle bestie, non hanno bisogno di libertà, se per libertà voi altri intendete “poter fare tutto”


Dicono che Einstein da giovane aveva la smania di andare a farsi delle passeggiate per i boschi, sulle montagne. Aveva una passione sfrenata negli spazi vuoti, così guardava l’orizzonte dal crinale, controllava i monti adiacenti, guardava lo spessore dell’aria che gli girava per i capelli. Ecco in quel periodo, si dice, che cadeva sempre e finiva ad un pelo dal crepaccio; grazie a dio tutte le volte c’era qualcuno che lo andava a recuperare, gli faceva un fischio Albert, diceva “eccomi eccomi, sono qui, vieni a tirarmi su” e quel suo amico, o chiunque fosse lì nei paraggi lo andava a recuperare. Tutti gli parlavano, discutevano assieme a lui sul perchè tutte le volte che si metteva sul crinale rischiava di finire sotto; qualcuno diceva che le sue scarpe erano troppo lisce, che le rocce se ci cammini con le scarpe lisce ti fregano, sono come il ghiaccio. Altri gli dicevano che soffriva di vertigini anche se lui non era d’accordo perché sosteneva proprio il contrario, anzi ad alcuni amici intimi aveva confessato che proprio volontariamente aveva voluto provare l’estasi di scivolare per le rocce del crinale.


Devi dirle le cose con la tua voce, perché la tua voce è unica e non esistono voci simili. Devi scriverle come ti nascono nella testa, correggerle se necessario…Architettare sulla pagina una geometria sinottica che ti permette con un occhiata di sentire le parole parlare con la voce che hai desiderato dargli. Ci vuole cuore, disperazione, una dose sfrenata di talento e gran convinzione che quello che stai facendo prosegue per la sua strada, e la sua strada è unica nel suo camminare.

Tutto il necessario, devi caricare la carta di un energia che si trattiene e non espande dileguandosi, fare orecchie da mercante con i commenti, i giudizi degli altri. Perché per una sola parola sono morti uomini e altri ne sono nati,

con un suono è nato l’universo, ed è quello il suono che ti interessa, quello è il traguardo da raggiungere prima di andarsene per sempre da questo mondo.

Libera strada


inauguro questo nuovo spazio,

è tutta una  inaugurazione,

tutti i giorni la gente si mette calze e scarpe per uscire e buttarsi per strada,

inaugurare un nuovo giorno, un vecchio amico ritrovato vent’anni dopo

inaugurare un nuovo sintomo, facendo piano.